PER VALERIA E IN FONDO ANCHE PER MIA MADRE
I vecchi testi della scuola primaria degli anni 60 e gli altri a seguire della scuola superiore, quello che scrissi negli anni del liceo...tutte quelle pagine le ho rilette, almeno quelle che sono riuscito a ritrovare, mi ha fatto impressione riconoscermi anche a distanza di decenni.
Io non ho paura di me stesso ma ho rimpianti per quello che ho trascurato e lasciato andare con noncuranza, Mia madre ha 92 anni e non è più lei, mamma adesso è una figura evanescente ma quando era la professoressa di italiano e latino non mi ha mai dato la sensazione di una custode arcigna…discorsiva, seria ma aperta questo era. C’è un’eco Valeria, ed è sempre più forte ma non mi racconta estraneità tra quel che ero e quel che sono, descrive semmai un percorso e un territorio vasto nel quale di certe parti posso conservare solo un ricordo poichè tornarvi non è possibile. La scrittura mi è sempre servita a questo: non dimenticarmi di me nel bene e nel male e così è saltato fuori che sono sempre lo stesso. Dentro sono uguale fuori che importa? Dentro sono alieno e inadeguato al mondo che mi circonda ma fuori è un massacro, la mia armonia è solo qui raccolta in alcune parti della mia sintassi.
E’ vero sono un figlio “unico” e questo non mi ha mai aiutato in nulla.



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